astolfo_sulla_lunaA quasi un anno di distanza, è arrivato il momento di parlare di “2 A cos(π/2)”, primo video tratto da “Ψ²” degli Astolfo Sulla Luna. Un lavoro pubblicato su youtube lo scorso 3 novembre 2015.
Nei miei ritardi sulla notizia, col mio non essere quasi mai “sul pezzo” mi trovo sempre perfettamente a mio agio. La musica non ha date di scadenza, a meno che non si tratti di un fenomeno passeggero, del “puntuale” tormentone estivo. Non credo sia questo il caso, altrimenti non starei qui a parlarne esattamente 10 mesi dopo. “2 A cos(π/2)” è stata una costante, il video invece, girato dalla giovane promessa Rosa Maietta, una scoperta dell’altra faccia della luna di una regista che sta già facendo tanto parlare di sé.
Sottolineare la bellezza di un brano e di un video proprio in questi primi giorni di settembre è stata un’esigenza. Continuano ad essere scritti articoli – elenco di tutti i progetti indipendenti campani in risposta ad altri pezzi – classifica sempre riguardanti la nostra amata scena napoletana.
Sarà un mio limite, ma non riesco a trovare il senso a questi articoli che magari, anzi sicuramente, hanno richiesto anche un grandissimo dispendio di energie.
Il problema è che dietro un lunghissimo elenco non riesco a trovare le vibrazioni sonore e nemmeno meravigliosi silenzi. In queste mie riflessioni che non cambieranno la vita a nessuno, così come non penso la abbiano cambiata quegli elenchi (agli artisti in primis tra l’altro), ci sono sempre stati gli Astolfo sulla Luna. Gruppo che personalmente non ho mai ascoltato dal vivo, che non conosco e che non è nemmeno nelle mie corde. Gruppo però che mi ha portato a ricordare un discorso meraviglioso del compositore John Cage, tenuto durante una conferenza che lui stesso intitolò “Conferenza sul niente”. Una conferenza di cui userò l’incipit per presentarvi gli Astolfo sulla Luna, ma anche e soprattutto per condividere con voi un concetto che spesso dimentichiamo: dovremo semplicemente gustarci la bellezza delle piccole cose, in questo caso i lavori musicali dietro ogni nomi di questi famosi elenchi, smettendola di fare a gara a chi ricorda più gruppi ma facendo silenzio e predisponendoci all’ascolto.

Io sono qui e c’è da dire niente. Lasciate andare in qualsiasi momento chi vuole andarsene da qualche parte. Quello che chiediamo è il silenzio, ma quel che il silenzio richiede è che io seguiti a parlare. Date a ciascun pensiero una spinta: cade facilmente, ma chi spinge e chi è spinto producono quel trattenimento che è detto discussione. Ne faremo una più tardi, o potremo semplicemente decidere di non fare una discussione, come vi pare ma ora ci sono i silenzi e le parole aiutano a fare i silenzi.
Io ho da dire niente e lo sto dicendo e questa è la poesia che mi serve. Questo spazio di tempo è organizzato: non si devono temere i questi silenzi, li si può solo amare.
La nostra poesia oggi è rendersi conto che possediamo il niente, per cui ogni cosa è una gioia dato che non la possediamo e in ogni momento può riapparire.
Quel che chiediamo oggi è una sola semplice cosa: il silenzio.