Sulla bacheca del nostro amico Tommaso Primo abbiamo trovato una lettera del fratello Giacomo che ha, dopo anni di tradizioni, lasciato la gestione del ristorante “Giuseppone a Mare”.
Noi di Jammin ci occupiamo di musica, eppure a tutti gli artisti che ospitiamo in studio o che andiamo ad intervistare fuori porta facciamo sempre la stessa domanda:
Cosa ascoltavi quand’eri bambino? Qual è il sapore che ricordi della tua infanzia?
Capire da dove vengono gli artisti è per noi essenziale. Abbiamo fatto lo stesso con Tommaso, che è stato Primo di cognome e di fatto.
Noi da “Giuseppone a Mare” ci abbiamo mangiato prima di conoscere Tommaso. Quando abbiamo collegato note e sapori si è chiuso un cerchio: Giacomo e Tommaso hanno due vite diverse, hanno intrapreso due carriere completamente differenti eppure i modi di vista sono speculari. Genuinità e sincerità sono ciò che caratterizza note e piatti.
Per tutti questi motivi oggi si Jammin diamo spazio a una lettera scritta da Giacomo. Avremmo potuto solo condividerla su fb, ma vogliamo inserirla anche sul sito, perché merita attenzione da parte nostra e vostra.

 

vista-Napoli-da-Giuseppone
“Purtroppo, a malincuore, devo comunicarvi la mia scelta di lasciare la gestione del ristorante “Giuseppone a Mare” per una differente visione umana, etica e lavorativa del mondo della ristorazione, rispetto al mio ex socio. Provengo da una famiglia di ristoratori che vanta circa cento anni di attività, nel quartiere di Posillipo e ho ereditato da loro una visione artigianale ed operaia del lavoro, basata sulla valorizzazione massima dei rapporti umani, sia con i clienti, sia con il personale addetto. Non vorrei apparire presuntuoso, dato i miei ventidue anni e non so quanto possano valere concretamente, per l’opinione pubblica, le mie parole ma ho l’esigenza di voler dire ai miei coetanei che come me si apprestano ad affacciarsi al mondo del lavoro che da questa esperienza, ho capito una cosa fondamentale, ovvero quella di ambire, naturalmente acquisendo le dovute capacità, ad essere leader del proprio settore e non capi . Può sembrare un paradosso ma fra le due figure c’è un enorme differenza. Ho iniziato ad amare questo mestiere dai racconti di famiglia, la mia bisnonna era la cuoca di uno dei più famosi ristoranti di Marechiaro, madre di dieci figli ognuno di loro diventato, in seguito, ristoratore (tra cui mio nonno) così come figli e figlie di quest’ultimi (tra cui i miei zii e cugini). Storie basate sul rispetto del prossimo, sul crescere insieme dove le fondamenta sul quale si costruiva il tutto rispondevano al nome di sacrificio, umiltà e responsabilità. Si, perché ritornando al discorso di prima, essere leader vuol dire, principalmente, assumersi un pezzettino della già citata responsabilità sulle vite delle persone che lavorano con te, spronandole a dare sempre il meglio ma soprattutto, incoraggiandole nei momenti bui che la vita, a volte, può mostrarci. Credo, inoltre, che la concezione dell’essere umano come un semplice numero, oltre ad essere totalmente lontana dalla mia educazione, sia estremamente nociva per la sopravvivenza di un’industria, causa reale della mia scelta di cedere la mia quota societaria.
Ringrazio lo Staff per la commovente solidarietà espressa nei miei confronti, in un periodo difficile per il mondo del lavoro, la maggior parte di loro ha deciso di aspettare e seguirmi nella mia nuova avventura di cui presto vi parlerò, concedetemi di dire, però, senza peccare di romanticissimo che tale decisione è cosa rara per gli standard moderni, colgo dunque l’occasione per dire loro che è stato per me un vero onore aver condiviso del tempo insieme e tengo a precisare che il confronto con lavoratori esperti e di gran carisma, ha arricchito notevolmente il mio bagaglio culturale. Con la mia tenacia trasferirò i miei sogni altrove, faccio comunque un grandissimo in bocca a lupo alla nuova gestione a me subentrata, augurando loro di tenere alto il nome non solo del meraviglioso locale che da oggi gestiranno ma di Napoli intera, città che merita il meglio per i suoi cittadini.
Con stima Giacomo Primo… “