IMG_7744Ieri, 17 ottobre 2014, allo SMAV di Santa Maria a Vico si è tenuto il concerto di Cristina Donà. In queste righe, però, non troverete la musica dell’artista lombarda.
La mia recensione di questa tappa del “Così Vicini Tour” potete trovarla qui.
Sul sito di Jammin, invece, su questo nuovo portale creato per supportare la nostra cara vecchia web radio, voglio dedicare un articolo ad una scoperta incredibile.
Ieri, infatti, allo SMAV  si sono esibite anche Fede ‘n’ Marlen.
Una delle poesie più belle di Pedro Salinas, una delle mie preferite in realtà, recita così: “Non ho bisogno di tempo per sapere chi sei: conoscersi è luce improvvisa.”
Con Fede ‘n’ Marlen mi sono ritrovata alla luce del tramonto, bramosa di capire come potesse essere l’alba del giorno dopo insieme a loro.
Sono salite sul palco senza inutili presentazioni. Il titolo del loro EP (e anche di un loro brano) diceva tutto da solo.
Stalattiti.
Le due cantautrici munite solo di chitarra e fisarmonica mi hanno attirata in una caverna. Niente a che vedere con le ombre di cui parlava Platone. Immancabile è la luce.
La caverna in questione ospita “gocce” vibranti. Mi perdo e poi ritrovo quasi all’origine del mondo, torno al tempo in cui l’uomo non aveva ancora iniziato a pensare a parole, ma comunicava tutto se stesso attraverso i suoni.
Poche note per capire che Fede ‘n’ Marlen scrivono grazie a un’incredibile conoscenza del proprio corpo, la loro musica è frutto di un ascolto interiore. Queste due donne sanno dov’è che realmente nascono le emozioni.
Ecco che i loro giri d’accordi arrivano dritti al cuore. Motivo per cui adesso mi ritrovo a scrivere di pancia.
Per scelta, non ho ancora riascoltato nessuno dei loro brani: le mie parole sono ricordi. Sto semplicemente “riportando al cuore” quanto ho vissuto ieri sera.
Scambi di strumenti, equilibri di voci. Armonia con il pubblico, completa empatia tra loro.
Verrebbe quasi dire “Fede in Marlen” e viceversa.
Agli ascoltatori più distratti il duo ha regalato musica intensa. I più attenti hanno inoltre percepito il linguaggio segreto nascosto dietro i testi delle loro canzoni. Nella caverna, infatti, non tutto è questione di parole.
Ho deciso di scrivere all’alba di un nuovo tramonto, sotto la luce della luna. In onore a uno dei brani presentati da loro ieri sera: “Lunares”.

In onore a quanto detto da Fede ‘n’ Marlen: «ci piace pensare che le parole possano essere più evocative di qualsiasi altra cosa.» Chiudo così questa pseudo recensione – flusso emotivo con una parola. Una parola che non dice tutto, ma spiega perfettamente perché ieri sera sia avvenuto quel tutto. Una parola che non so se  Fede ‘n’ Marlen conosco, ma di sicuro vivono istante dopo istante.

IKIGAI: che è il qualcosa per cui viviamo, la ragione per cui esistiamo.
L’IKIGAI ha reso possibile questo in-contro. Il loro IKIGAI è stato ed è… in-canto.