bruno-bavotaAbbiamo finalmente avuto il piacere di ospitare nei nostri studi il pianista guardastelle Bruno Bavota. Un artista che ha completamente invaso il nostro spazio con una delicatezza unica, pari solo a quella delle sue mani quando si ritrovano a sfiorare i tasti d’avorio.
Dalle voci del podcast della puntata che trovate sul sito traspare tangibile emozione. Il fatto è che la semplicità di Bruno è un qualcosa difficile da spiegare, un po’ come lo è parlare dei suoi album.
Non ci sono orpelli decorativi a contornare i brani di Bavota, nessuna nota imprigionata nel pentagramma: Bruno suona e dice solo quello che sente. La sua spontaneità, la sua estrema sincerità coinvolgono e sconvolgono.
Avevamo invitato il pianista napoletano in studio per presentare il suo ultimo lavoro discografico “The Secret of the Sea”, ci siamo ritrovati però a ricevere in dono il suo album precedente “La casa sulla luna”.
Una puntata così tra stelle e onde di mare, un pomeriggio in cui il musicista ha cercato di minimizzare sul fatto che abbia finito le copie fisiche dei suoi cd e che addirittura in Giappone ne sia stata fatta una tiratura limitata.
Il percorso musicale dell’artista è iniziato, come lui ama sottolineare spesso, dalla “sua cameretta”, stanza della creatività dove anche quest’anno terrà un House Concert in occasione dell’edizione 2014 di Piano City Napoli. Il suo “Pozzo d’Amor” insieme a tutte le altre sue composizioni hanno fatto una lunga strada da allora, fino ad arrivare al Royal Albert Hall. A Londra, ma non solo a Londra.
Grazie alla sua musica infatti si è ritrovato in Russia, a Berlino, al festival “La luna e i calanchi” di Aliano e a breve ci saranno sue date a Monaco e anche un tour in Giappone.
A microfoni spenti, nei fuori onda che tanto ci piacciono, ecco che Bruno rivela tutto se stesso con un’unica frase: «Non smetto mai di ringraziare il mio pianoforte. Non avevo preventivato di viaggiare il mondo grazie a lui: è proprio vero che la musica cambia e salva la vita.»